Mai, fino a una settimana fa, avremmo pensato di vivere un momento così intenso e forte per la realtà dei mercati in Italia.

Fino a qualche giorno fa il Presidente del Consiglio Conte farfugliava di chiusure dei centri commerciali nei week end per fronteggiare l’emergenza sanitaria, poi è arrivato il DPCM, la sentenza degli “esperti” del comitato tecnico scientifico è arrivata, di nuovo, inesorabile: in zona rossa i mercati e i negozi stanno chiusi, i supermercati invece possono restare aperti.

Si certo, gli alimentari e pochi altri negozi possono tenere su le serrande, ma è giusto un palliativo: il lockdown è per tutti, tranne per le casse dei super.
Per la Presidenza del Consiglio i mercati all’aperto sarebbero molto più pericolosi dei centri commerciali, ma solo in zona rossa: nelle altre è il contrario. Miracoli del grande capitale?

Si ripete il copione di marzo, ennesima presa in giro, di nuovo i colleghi senza lavoro, frustrati che vanno negli iper la domenica a filmare, amareggiati, la vendita a tutto spiano di abbigliamento e scarpe per adulti, tutti generi assolutamente banditi da mercati e negozi aperti. Lo sarebbero anche nei supermercati, ma tanti lo fanno lo stesso, che gliene fa a loro di una multa…

I grandi gruppi commerciali hanno colpito ancora, di nuovo danni, sempre agli stessi.

O forse no?

A Torino mercoledì si manifesta, i toni sono caldi, si sale dal prefetto e c’è un momento di imbarazzo generale: non doveva andare così, questa volta i famigerati beni di prima necessità avrebbero dovuto essere messi in vendita anche nei mercati, gli stessi articoli che si vendono nei negozi e nei supermercati, solo così si possono evitare gli assembramenti nei supermercati. L’aveva detto tante volte la sindaca Appendino durante il primo lockdown e questa volta l’avrebbe chiesto e ottenuto dall’Anci in sede di scrittura del DPCM. In effetti anche la prefettura è allibita: nell’allegato 23 si citano alcune categorie extralimentari del commercio ambulante, perché non farle piazzare?

Così non tutti gli amministratori hanno voglia di farsi prendere in giro dal capo del governo e così un gruppo di comuni, Torino in testa, resistono all’ennesima sudditanza alla grande distribuzione: venerdì i mercati riaprono con tutti i generi dell’allegato 23 e lo faranno ancora domani, martedì 10 novembre.

Saranno cinque giorni di disobbedienza ad un provvedimento insensato che regalando ancora il monopolio di certi generi alla grande distribuzione non pensa certo alla salute del cittadino, ma evidentemente ad altri valori che in certi ambienti contano molto di più.

Eh si caro Professor Conte, può anche fare finta di niente, può continuare ad accontentare sempre i soliti, ma domani le ingiustizie contenute nel suo ultimo DPCM si prenderanno un sonoro schiaffone, tanto forte che lo sentiranno fino al Colosseo.

Da avvocato del popolo ad avvocato delle multinazionali il passo è breve…veda lei.

Gregory Massa