Abbiamo già affrontato il tema di proposta di Legge Regionale in Piemonte avanzata dalla stessa giunta, che andrebbe a sospendere tutte le domande di nuove aperture di centri commerciali & grandi strutture di vendita per tutto il 2020.

Ebbene, le risposte della GDO non hanno tardato ad arrivare, e dopo la levata di scudi da parte di Federdistribuzione e altre associazioni rappresentative della Grande Distribuzione è stata la volta di Ernesto Delle Rive, presidente di Nova Coop che su “La Stampa di Torino” di martedì 19 maggio, dopo aver spiegato che “è una fake news immaginare che la Grande Distribuzione sia stata favorita dalla pandemia” (sì, avete capito bene) afferma l’assoluta necessità di bocciare questa proposta, di cui ne starebbero valutando la costituzionalità, descrivendo infine la classe politica ostaggio di “particolarismi o lobby”. Lasciamo a voi i commenti.

Ci preme intanto fare una precisazione: continuare a tappezzare la pianura padana di ipermercati non porterà sviluppo economico al nostro paese. La “torta”, cioè il mercato interno, non dipende dal numero di supermercati presenti sul territorio, ma è legato sostanzialmente al livello di reddito nella popolazione. Quindi se reddito e/o popolazione non aumentano, la torta non cresce.

Continuare a edificare strutture faraoniche in un mercato già saturo e, purtroppo, stagnante come appena detto non porta sviluppo, ma in compenso contribuisce a desertificare i centri storici, le vie tradizionali del commercio, i mercati. Tutto ciò ricade inesorabilmente sulle filiere retrostanti, già perché dietro alla piccola attività sopravvivono spesso delle piccole aziende di produzione locale (agricola, casearia, artigianale, di servizi ecc.) che non rispondono alle logiche della Grande Distribuzione. Per non parlare dei milioni di metri quadrati che negli anni sono stati sottratti alle aree verdi per far posto a queste realtà.

Come G.O.I.A. abbiamo sempre sostenuto la necessità di procedere a livello statale, perlomeno ad una revisione della Legge 106/2011 per razionalizzare le nuove aperture di centri commerciali. Incidere sulla Legge Urbanistica permette infatti di intervenire a monte del processo autorizzativo, ormai sempre più liberalizzato dalle norme europee. Questa è stata infatti una delle nostre richieste avanzate a Presidenti di Regione, Consiglieri Regionali e rappresentanti di governo in epoca pre-Covid (novembre2019/gennaio 2020).

Qualcuno dice che sia tutta utopia, ma la verità è che c’è poco da inventare: nella sentenza n.9 del 2018 la Corte Costituzionale ha ritenuto legittima la norma contenuta nell’art. 44 bis della Legge della Provincia Autonoma di Bolzano 23/10/2014 n.10, che prevede la possibilità di costruire UN SOLO centro commerciale di “rilevanza provinciale” prevedendo la selezione della zona per mezzo di procedure di evidenza pubblica, il tutto motivato dalla tutela dell’ambiente, dei lavoratori, della salute, dell’ambiente urbano, inclusi i centri storici e il tessuto commerciale tradizionale.

E ancora una volta il re è nudo: non c’è un problema di norme, non ce lo sta “chiedendo l’Europa”, c’è solo un problema di volontà politica, la volontà che non dovrebbe mancare ad una classe politica che si dice sempre più attenta a temi come l’economia circolare, lo sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente, la difesa delle PMI e delle tradizioni.

Riteniamo che la crisi sanitaria ed economica che stiamo affrontando, in tutta la sua drammaticità possa essere l’opportunità per ricostruire il rapporto tra PMI e istituzioni, l’occasione per riformare il fisco ad una sua forma più semplice ed equa (tassa unica) e razionalizzare l’offerta commerciale, affinché il commercio torni ad essere prima di tutto un’attività di interesse sociale e generale.

Gregory Massa